23 febr. 2011

Francisco Gonzalez Ledesma

Ho scoperto l'autore catalano al festivaletteratura di Mantova 2009 e mi ha colpito per quello che ha raccontato della sua vita, segnata dalla transizione della Spagna del franchismo alla democrazia, per l' estrema coerenza delle idee e il senso etico che trasmette nelle sue opera.

Così ho cominciato a leggerne i romanzi e ... non l'ho più lasciato. Per questo motivo l'ho scelto come oggetto della relazione tenuta al convegno "A qualcuno piace giallo" che si è tenuto a Pistoia il 28,29 e 30 gennaio.


Il giallo spagnolo parla catalano

Di novela negra si comincia a parlare negli anni 70: la fanno da padrone Vazquez Montalban con il suo investigatore privato Pepe Carvalho e Francisco Garcia Pavon, quest’ultimo pubblicato nei Gialli Mondadori alla fine degli anni 60. In anni più recenti i nomi che ricorrono sugli scaffali delle librerie italiane sono Arturo Perez Reverte, con i suoi personaggi che ricalcano gli stilemi dei romanzi di “cappa e spada” di antica memoria, Ildefonso Falcones che mescola giallo storico a grandi sentimenti ed emozioni, Andreu Martin che ha fatto incontrare il giallo a enigma caro a Conan Doyle e Agatha Christie al realismo della scuola americana dell’ hard boiled.

Fra le signore, Alicia Gimenez Bartlett, creatrice della bizzarra coppia di investigatori Pedra Delicato e Firmin Garzon, Matilde Asensi con i suoi mistery medievali e, recentissimamente, Teresa Solana, direttrice della Casa del Traduttore prestata alla letteratura.

Quasi tutti gli autori che ho citato sono barcellonesi o ci vivono da anni.

Non ho ricordato Francisco Gonzalez Ledesma in quanto è oggetto di questa relazione.

Francisco Gonzalez Ledesma è nato nel 1927 nel quartiere barcellonese di Poble sec, a pochi isolati dalla casa natale di Montalban, con il quale ha molti punti di contatto. Sono stati entrambi giornalisti di sinistra, hanno attraversato il periodo della guerra civile e sono stati oppositori del regime franchista fondando il sindacato degli scrittori clandestini.

Letteratura e i temi sociali si intersecano indissolubilmente.

F G L ha cominciato a scrivere romanzi a 17 anni.

Studia giurisprudenza e diviene avvocato specializzato nel diritto successorio catalano, diverso da quello del resto della Spagna. Ancor oggi è consulente giuridico. Diviene un avvocato di successo e guadagna bene, cosa che gli permette di accettare gratuiti patrocini e di difendere oppositori del regime in processi politici.

L’esercizio della professione forense lo mette in contatto con il mondo della criminalità ma anche con l’alta società barcellonese; incontri che trasfonderà nei suoi romanzi.

A ventun’ anni decide di lasciare l’avvocatura perché capisce che le leggi non sono applicate secondo giustizia e non vuole perdere “la sua anima”. “Era un mestiere molto difficile sotto il franchismo – dice in un’ intervista – perché non c’erano delle vere leggi ma la discrezionalità dei tribunali. Sono stato difensore nei processi politici ma non avevo nessuna garanzia. Poi, ho difeso dei benestanti. Guadagnavo molto ma perdevo l’anima. Ho deciso di smettere”.

Si dedica al giornalismo divenendo poi capo redattore del settimanale La Vanguardia. Continua a scrivere romanzi sotto lo pseudonimo americanizzante di Silver Kane perché al tempo tutto quello che era culturalmente commerciabile doveva essere americanizzato. Comincia così una prolifica carriera di romanziere di storie popolari d’azione e polizieschi. Spinto dalle necessità economiche ne scrive più o meno 400. Sono la sua palestra letteraria.

Nel ‘48, a 21 anni, vince il premio Internacional de Novela con il romanzo Sombras viejas. Il romanzo non viene pubblicato in Spagna a causa dell’opposizione della censura franchista che lo bolla di “rosso, catalano e pornografo”.

Anche il suo secondo romanzo, Los Napoleones, nel ‘64 subirà la stessa sorte. Sarà pubblicato soltanto nel 77 con il ritorno della democrazia in Spagna. Durante il franchismo il poliziesco non esisteva ufficialmente perché il crimine non esisteva.

Nel 1984 vince il prestigioso Premio Planeta per i romanzieri di lingua spagnola con “Cronaca sentimentale in rosso” e nel 2007 con “Mistero di strada” il premio Novela nigra.

Nell’83 compare per la prima volta l’ispettore Mendez nel romanzo Espediente Barcelona. Mendez è un poliziotto di strada, abituato a fare servizio nei quartieri più poveri, è amico di prostitute e di piccoli delinquenti costretti dalla miseria a una vita ai margini della società. E’ scettico e disincantato ma mai cinico. C’è sempre una umana pietas nelle sue azioni. Sta dalla parte dei più deboli e per questo motivo rimarrà per tutta la vita un modesto ispettore disprezzato dai suoi superiori.

FGL racconta che Mendez è il prodotto dell’osservazione di quattro poliziotti che ha conosciuto personalmente. Uno era una guardia del corpo di un generale e campione di tiro che un giorno si era dimenticato la pistola a casa. Un altro arrestava i pregiudicati allungando il distintivo e gridando “Polizia!”.

Il pregiudicato per risposta urlava “Quale polizia?” e faceva volare il distintivo in aria con un calcio.

Il terzo portava la pistola caricata a salve e un sasso in tasca. Nell’inseguimento sparava a salve e contemporaneamente tirava il sasso. L’inseguito si gettava a terra urlando: “Mi ha ammazzato”.

L’ultimo era un italiano conosciuto in un albergo a Taormina. Il poliziotto era lì per un convegno sulla lotta alla mafia. Gli confidò durante un’intera nottata, quanto fosse dura la vita del poliziotto, fra appostamenti defatiganti e leggi non sempre giuste.

Mendéz sa che a volte la legge e la giustizia entrano in conflitto e sa che molte leggi esistono per fornire scappatoie giuridiche a qualcuno e non per fini di giustizia.

Mendés è in fondo un buono che non tollera due cose: la violenza sulle donne e sui bambini e in questi casi diventa spietato.

Nel romanzo “ La dama del Kashmir” c’è un passo godibilissimo in cui Mendez cita a un amico giornalista che deve scrivere un pezzo sull’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale. Mendez cita con autorevolezza un certo articolo 26 e il giornalista lo riporta nel suo articolo. Le conseguenze non si faranno attendere.

Eccolo: “ Per l’articolo 26 il governo a sua discrezione può sbattersene i coglioni delle leggi della nazione”.

1 (segue)

I noir di Susanna, 23 febbraio 2011